TITO STAGNO MISTER MOONLIGHT

ALLA DOMENICA DI ZIO TITO
di Pietro Porcella

Al Festival ‘Tuttestorie’ è stato presentato, in anteprima nazionale, il libro autobiografico di Tito Stagno intitolato ‘Mister Moonlight’, confessioni di un telecronista lunatico.

 

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Scritto a quattro mani col nipote Sergio Benoni (figlio della sorella Gilla).
Non volevo perdermelo, perchè zio Tito è stato un tassello importante nella mia bella vita di giornalista. e di rientro dalla World Cup di Sylt in Germania, sono volato direttamento dall’aereoporto a Piazza S. Cosimo a Cagliari dove c’era l’incontro.  
Due ore di presentazione e di emozioni.
Lo chiamo ‘zio Tito’, aggregandomi come nipote acquisito,  perchè sono amico fraterno dei suoi fratelli e sorelle più giovani, delle sue figlie Caterina e Brigida e di quasi tutti i suoi tanti nipoti, che nelle famiglie Stagno (e  ‘satelliti’ vari) considerano sempre il capostipite zio Tito, come l’eroe del compatto entourage familiare.
E’ stata una bellissima serata quella a Cagliari, con il buon Sergio e Zio Tito che l’ hanno condotta magistralmente; abbracciati,  tra letture di brani del libro, racconti inediti, aneddoti e filmati d’epoca.
Rigorosamente dal vivo, come chi, seguendo una piccola traccia, sà poi come affrontare sapientemente la ‘diretta’ con simpatia, commozione e spiritosaggine.
Ripercorrendo la vita di Tito Stagno, ‘cronista lunatico’ ansioso, preciso  e puntiglioso, abbiamo anche noi ripercorso gli ultimi 60 anni della storia della televisione in Italia, in particolare della RAI. Tito è uno dei giornalisti nazionali più amati e imitati (abbiamo rivisto anche l’imitazione di Alighiero Noschese, nella satira di quei tempi).
Dalla  fine della seconda guerra mondiale e il ritorno ad una Cagliari bombardata e martoriata, ai primi radiogiornali regionali e i primi telegiornali nazionali, via via fino alle telecronache dello sbarco nella luna, la sua vita da inviato speciale al seguito di politici e papi, la sua guida gioiosa e carismatica del settore sport nella prima rete, fino all’epurazione di fine secolo nello ‘sbrago’ della TV di stato politicamente lotizzata.
Mi berrò il libro tutto in un sorso e consiglio di farlo anche a voi,miei lettori del blog.  
Perchè tutta in un sorso, lungo e gustoso, è stata la vita di Zio Tito.
Un grande.
Come  giornalista il suo valore  è decollato con quella cronaca del 20 Luglio 1969, ma vorrei che fosse ricordato  non solo come il telecronista dello sbarco dell’uomo sulla luna e dei primi anni del ‘Telegiornale’ su Rai 1.
Per me è stato un grande come direttore della ‘Domenica Sportiva’.
Quella che contava più di tutto. Fine anni ’70 primi anni ’80.
Quella Domenica Sportiva era, per noi (atleti,sportivi e giornalisti) la bibbia del calcio e degli altri sport più popolari.
Allora lo sport di Domenica si vedeva solo su RAI 1 con 90° minuto e poi l’attesissima Domenica Sportiva.
Ancora non esisteva la Fininvest o altre TV, anzi Berlusconi andava nello studio RAI di zio Tito a vedersi in bassa frequenza le partite del Milan in diretta. I servizi sulle partite alla DS erano un approffondimento inappellabile.

Prima che l’inflazione di canali e di pseudogiornalisti urlatori creasse la TV spazzatura anche nello sport.
Ma anche dopo la concorrenza di Canale 5 e gli altri canali, zio Tito ha tenuto botta e la DS con Sandro Ciotti  rimase la numero 1.  
E’ in quell’ufficio che ho rivisto, a rate, Mr. Moonlight, del quale avevo solo un ricordo da ragazzino, di quando giocava a basket coi fratelli e il cognato Bob al Lido di Cagliari.
La prima volta che andai alla Domenica Sportiva era nel ’78, dopo che l’Amsicora aveva vinto a Bologna il suo primo scudetto-indoor dell’hockey ed io ero il suo giornalista al seguito. Ero in un viaggio premio offerto dal Presidente dell’Amsicora,  per aver pubblicato sull’inserto ‘Gazzetta dello  Sport illustrata’ un servizio di 4 pagine a colori sulla gloriosa società sarda.
Zio Tito ci invitò alla Domenica Sportiva a Milano allora diretta da Adriano Dezan. Ero negli ultimi miei giorni da teen ager. Un piccolo giornalista in erba ma già iscritto all’albo, corrispondente del Guerin Sportivo,il Messaggero di Roma e il Mattino di Napoli.
Scrivevo e facevo il radiocronista di calcio e basket, occasionalmente mi occupavo di hockey e pallanuoto.
Rimasi affascinato da quegli studi della Rai e da quella diretta della Domenica Sportiva.
Il sogno era di fare il giornalista inviato speciale e l’anno dopo  il windsurf diventò il mio trampolino di lancio.
Nel Gennaio 1982 mi trasferii a Milano (avevo 23 anni) per lavorare con l’editore Mursia. Dopo un anno divenni il primo Direttore di ‘Windsurf italia’ la rivista leader in Italia e il corrispondente delle migliori riviste al mondo.
Inizia a girare il mondo non stop, ma stando di base a Milano.
Diventai un abituè dello studio di Corso Sempione da zio Tito.
Se ero in Italia lo chiamavo all’Hotel Fiera di Milano la Domenica mattina, appena lui arrivava da Roma e impunemente gli chiedevo: posso venire alla Domenica Sportiva?
Lui magari dentro di se sbuffava e pensava ‘che rompi…’ poi però puntualmente mi lasciava il pass all’ingresso di Corso Sempione e io regolarmente mi presentavo alle 6-7 di sera, nel pieno del casino della preparazione della trasmissione e, a sua insaputa sgattaiolavo  tra i vari studi di montaggio. Spiavo come arrivavano e montavano gli ‘ampex’ e i servizi dei corrispondenti nazionali, guardavo come Pizzul e Sassi preparavano la moviola. Diventai amico di Dezan, Mabel Bocchi  e  Alfredo Pigna che aveva una bellissima barca a vela e che avevo conosciuto a Baia Sardinia qualche anno prima quando aveva lavorato come addetto stampa del primo mondiale Windsurfer a squadre.  
Zio Tito ogni tanto usciva dalla sua stanza da boss, dava ordini a tutti con piglio autoritario o con guida bonaria. Sempre con cognizione di causa e desiderio di raggiungere la perfezione nell’informazione.
Accoglieva gli ospiti importanti o gli opinionisti e li faceva entrare in stanza…da lui.
Da Beppe Viola ad Omar Sivori. Era un via vai di gente, di countdown in attesa che la trasmissione iniziasse, che lo studio si riempisse che la sigla partisse. Poi funzionava tutto come un orologio svizzero    . ogni tanto da dietro le quinte negli intervalli pubblicitari si sentiva la voce inconfondibile di zio Tito che dava ordini o correzioni. Alla fine era sempre sorridente e lucido che stringeva mani e scherzava sereno.
Lavorava sempre con intensità e passione.
Ho imparato tanto da lui, negli spezzoni che mi dedicava.
Se ero fortunato e mi vedeva nei corridoi o in saletta,  mi rivolgeva la parola per darmi un insegnamento fugace o mi cazziava come si fa con un nipotino insolente quando insistevo per lasciargli le videocassette di windsurf.
Altrimenti potevo giusto attendere la fine della trasmissione e marcarlo stretto mentre lo accompagnavo giù per le scale  fino all’uscita della Rai, parlandogli in quei minuti prima che prendesse il taxi verso l’albergo o l’aereoporto.
Finalmente un bel giorno, dopo quattro anni di insistenze, mi fece fare un servizio sulle immagini del PBA World Tour di windsurf. "Non deve superare i 45 secondi – ordinò perentorio- e lo faccio leggere da uno dei nostri, perchè tu non hai una bella voce e ci vorrebbe un contratto particolare a parte. Se non sforiamo lo inserisco a fine trasmissione".
In un batter d’occhio scrissi le 15 righe e rimasi in ansia fino alla fine della trasmissione senza sapere se sarebbe uscito o meno .
Il servizio usci, col mio nome in testa e la mia soddisfazione egocentrica che superò quella per la pubblicazione dei miei servizi sulla Gazzetta dello Sport, il Guerino  o i Giganti del basket.
Rimasi ancor più sbalordito il mese dopo quando mi arrivò l’assegno  della RAI: 500.000 lire meno le ritenute d’acconto !!! per la collaborazione. Era un quarto del mio stipendio da Direttore, venti volte quello che mi dava Aldo Giordani per i servizi con testo e foto su Superbasket !!  
La collaborazione continuò per quasi un lustro, tre-quattro volte all’anno, spesso col mio servizio (solo testo e fornitura di immagini) che andava spesso  come sigla di chiusura.
Oramai quando andavo alla DS a consegnare i materiali, scherzavo e parlavo anche con Simona Ventura e Maria Teresa Ruta, non come un imboscato, ma come il ‘collaboratore del windsurf’.
Io per riconoscenza e contrappasso affidai a sua figlia Caterina,cara amica e campionessa,  la rubrica ‘Donna & Windsurf’ su Windsurf Italia, avviandola alla carriera giornalistica.
Ma poi alla ‘Domenica di zio Tito’ ci fu la ciliegina sulla torta nel Marzo 1990, quando mi ritrasferii a Cagliari per iniziare la carriera di ‘event organizer’.
Il PBA International mi aveva incaricato di fondare il PBA Italia, che  doveva creare le prime gare professionistiche di windsurf di qualificazione al World Tour e il primo team Italia.
Zio Tito questa volta mi invitò alla Domenica Sportiva come  ospite particolare insieme al Team Italia.
Feci fare le magliette con la veletta tricolore e ‘convocai’ il team del PBA Italia con Cesare Cantagalli, Pietro Pacitto, Roberto Ricci, Chico Forti, Francesco Moretti etc.
Non dimenticherò mai quell’inizio di trasmissione del grande Sandro Ciotti, che dopo il suo solito simpatico cappello sul campionato di calcio, presentò gli ospiti e si avvicinò mettendomi una mano sulla spalla e dicendo con la sua voce rauca inconfondibile:
‘Accompagnati dal collega Pietro Porcella, Presidente del PBA Italia, sono oggi nostri ospiti gli atleti del Team Italia di windsurf !’.

Chiudo qui, mi son fatto prendere la mano.
Senza rendermene conto, su questo blog senza censure e lotizzazioni,  ho scritto uno dei capitoli del mio libro autobiografico che scriverò tra 10-20 anni: ‘Mc Porc, inviato molto speciale’. Colpa di zio Tito.

A zio Tito sono affezionato e riconoscente come se fosse uno zio ricco d’America che non sai di avere, ma che quando vai a visitare la prima volta, ti accoglie e ti coccola come un caro nipote e ti insegna il mestiere.
 
A lui conservo gratitudine per avermi permesso una vetrina nazionale televisiva che altrimenti non avrei avuto.
E’ stato un esempio professionale e un incentivo nella mia vita da ‘inviato speciale’ ma anche un esempio semplicemente come uomo.
Quale amante della vita e della propria famiglia.
A cent’ anni zio Tito…….. sempre bello e in forma come Nonna Lina !